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INTRODUZIONE AL REIKI di Umberto Carmignani

                   Mikao Usui, (1865-1926, Giappone, fondatore del Sistema Usui di Guarigione Naturale) riteneva che le religioni dessero troppa importanza alla mente, si limitassero a fornire esercizi, regole, dogmi e principi per l'elevazione dello Spirito, ma trascurassero il Corpo. Egli invece si chiese come facevano il Cristo e il Buddha a guarire gli ammalati con la sola imposizione delle mani, fatto ampiamente descritto nelle scritture.Visitò conventi buddisti e studiò testi antichi. La sua ricerca lo portò in Cina, in India, in Nepal e nel Tibet, dove trascorse sette anni presso un Lama. Divenne Monaco Viandante dell'Ordine Mikkyo e dopo lunghi anni di ricerche e una intensa esperienza mistica nei pressi del Monastero sul Monte Kurama, ritrovò l'antico segreto della guarigione. Lo chiamò ReiKi. La parola giapponese Rei indica quella parte immateriale ed eterna che possiamo tradurre come Spirito, Energia Universale, mentre l'ideogramma Ki significa Individuo, Energia interiore. Partendo dal presupposto che ogni evento patologico sia il segno della distanza dell’essere umano (Ki) dalla propria anima (Rei), il Metodo Usui si propone innanzitutto di sviluppare nell’uomo la coscienza di essere parte di un Tutto (ReiKi). Questa visione della malattia come un blocco energetico che impedisce il libero fluire della coscienza è condivisa peraltro anche dalla Medicina Tibetana, Taoista, dall'Ayurveda Indiana, dall'Omeopatia, dall'Agopuntura, dallo Yoga, dallo Shiatsu e da molte altre discipline, filosofie e scuole di pensiero. Secondo ReiKi il dolore, in qualsiasi forma esso si manifesti, è il segnale di un conflitto tra la mente e il corpo, l'avvertimento che non siamo sintonizzati con i nostri desideri, che non siamo autentici, che non siamo onesti con noi stessi e con gli altri, che non ci permettiamo di esprimere emozioni e opinioni, che non osiamo fare scelte precise e assumercene la responsabilità. L’Uomo stesso è visto e considerato come un Tutto, in cui non è possibile separare l’aspetto fisico da quello spirituale, l’aspetto emozionale da quello mentale ma dove ogni singola parte è specchio, riflesso dell’altra e tutte insieme concorrono al compimento del destino individuale. Il termine Guarigione va inteso dunque come sinonimo di Felicità, Realizzazione, Illuminazione ed è la conseguenza della perfetta identità tra anima e corpo. Il Metodo Usui si pone quindi essenzialmente come una via di crescita personale che lascia il singolo completamente libero di professare il proprio credo religioso, filosofico o scientifico. Ciò che è veramente importante in ReiKi è lo sviluppo della coscienza individuale, della capacità di relazionarsi armoniosamente con se stessi e con gli altri, della fiducia nell’espressione dei propri specifici talenti, della responsabilità personale nei confronti delle proprie scelte e della propria vita. Per raggiungere un livello di completa guarigione occorrono evidentemente anni di pratica. ReiKi prevede a questo proposito tre successivi livelli di Iniziazione: nel I livello ci si dedica alla guarigione del corpo, col II livello si impara a guarire la nostra relazione con la realtà, con il III livello ci si affida interamente al proprio destino.

La Cerimonia dell’Iniziazione in ReiKi consiste in una progressiva attivazione dei centri energetici del corpo localizzati sulla sommità del capo, sulla fronte, sulle spalle, sul cuore, sul plesso e sul ventre. E' interessante notare come questi punti corrispondano sia con la posizione che con la funzione delle ghiandole endocrine (epifisi, ipofisi, tiroide, timo, pancreas, surrenali e gonadi). La pratica di interagire con i centri energetici del corpo, detti chakras, è peraltro ben nota nei monasteri Buddisti. Il Maestro lavora sull’iniziando per circa due giorni, attivando connessioni tra i vari organi al fine di stabilire un continuo e duraturo contatto tra Rei e Ki, cioè, per l’appunto, ReiKi. L’Energia Universale fluisce allora liberamente nell’organismo risanando cellule e tessuti, il Corpo si abbandona alla guida dell’Anima, senza più resistere, senza più volontà egoica l’individuo si affida al proprio destino.

L'esperienza iniziatica in ReiKi rappresenta la scelta di operare il radicale mutamento della prospettiva, il cambiamento interiore, la rinuncia a tenere sotto controllo. Ciò che viene immolata è sempre una parte di sé stessi, quella che invece di vivere il presente si attacca ai modelli del passato, quella che ha paura di perdere l’identità nel fondersi con gli altri e con il tutto. Il Maestro di Reiki nel Sistema Usui assolve la funzione di intermediario fra il mondo personale e il mondo spirituale. Non è il Maestro che produce l'evento dell'iniziazione, egli ne è piuttosto il tramite, egli è colui che conosce la strada per arrivare ad una certa meta, ma non è né la strada né la meta. Nella nostra vita quotidiana siamo sottoposti a continue iniziazioni in cui non è necessaria la presenza di alcun Maestro. L'esperienza stessa si pone come guida verso un progressivo innalzamento del livello di coscienza. Il Passaggio dall’infanzia alla pubertà, dall’adolescenza alla prima età adulta, il matrimonio, la maternità/paternità, la mezza età, la vecchiaia, sono solo alcuni dei momenti della vita in cui una identità è caduta ma non ne è ancora subentrata un’altra, in cui ci si perde e occorre ritrovarsi, in cui si muore e si rinasce, in cui si vive attraverso l'esperienza del disorientamento il prodigioso contatto con lo Spirito. Ma a colui che ha osato morire e rinascere a se stesso sono destinati grandi ricompense: la conoscenza dei misteri dell’anima umana, la possibilità di trovare ed esprimere i propri talenti nel mondo, la capacità di costruire un nuovo modello di società vivendo in pace e in comunione con gli altri. E' evidente che Iniziazione nel ReiKi non vuol dire disfarsi o dimenticarsi delle proprie precedenti esperienze, non vuol dire rinnegare le proprie origini o i propri genitori, non vuol dire aderire acriticamente e fanaticamente a nuove regole e nuovi dogmi. Il Maestro non deve diventare un Guru, il Sacerdote non deve trasformarsi in una Divinità, il Gruppo non deve trasformarsi in una Setta, il Rituale non deve sostituirsi alla Realtà. Se appare innegabile che da ReiKi trapelino accenni ad una comune religione universale che unisca tutti gli uomini in un unico fraterno abbraccio, occorre dall'altra parte evitare che la sindrome del sincretismo esasperato travolga nello stesso calderone esperienze uniche e irripetibili che mescolate insieme produrrebbero risultati innaturali di dubbio gusto e di dubbia efficacia. ReiKi viene ormai venduto alle Fiere della New Age, fa parte dei pacchetti proposti dal Turismo Salutista, si trova nei Club Mediterranèe o negli Agriturismo, ne parlano i giornali e le riviste di Moda. 

Nella incessante proliferazione delle proposte "alternative", nella crescente richiesta di prodotti per il benessere, nel business del fitness, è sempre presente il rischio della mercificazione dello Spirito, la vendita telematica di soluzioni pret-a-porter invitanti e con sconti di fine stagione. La Religione Universale si cela nel profondo delle nostre radici, in un viaggio a ritroso nella Mente, lì dove tutti abbiamo avuto origine, nel Big Bang della Coscienza. Inutile illudersi di cercare Dio su Internet o di intravederlo con un radiotelescopio. E' la nostra immagine divina che dobbiamo vedere riflessa nell'Universo.

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